Dichiarazioni Redditi Unico 2014 ostacolo ai Minimi: incertezza sulle deducibilità di alcune voci di costo - Studio Pavoni Brescia
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10 mag Dichiarazioni Redditi Unico 2014 ostacolo ai Minimi: incertezza sulle deducibilità di alcune voci di costo

Nonostante i numerosi chiarimenti hanno interessato il regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile (o, per identificarlo più facilmente, dei “nuovi contribuenti minimi”) esistono ancora questioni dubbie che, con l’avvio della stagione dichiarativa 2014, vale la pena riepilogare.

Con riguardo ai componenti negativinon sono applicabili al regime di vantaggio le norme del TUIR (come aveva già anticipato il nostro commercialista ai nostri clienti) che dispongono, in relazione a determinate spese, limiti di deducibilità del costo nel periodo d’imposta di sostenimento, con eventuale rinvio dell’eccedenza non dedotta agli esercizi successivi. In applicazione del principio di cassa, le spese inerenti all’attività sono deducibili nell’esercizio di sostenimento per l’intero importo effettivamente pagato (circ. Agenzia delle Entrate 7/2008, § 5.1).
Tale indicazione di principio non è stata seguita appieno dall’Agenzia delle Entrate, in particolare con riferimento alle spese di rappresentanza e per omaggi.

Rettificando parzialmente il precedente orientamento, con la circ. 34/2009 (§ 9) si è affermato che le spese di rappresentanza, inerenti entro i limiti di congruità di cui all’art. 1 comma 2 del DM 19 novembre 2008, sono deducibili, anche per i soggetti che rientrano nel regime dei minimi (ora, regime di vantaggio), nei limiti del plafond. Per quanto non espressamente ribadito dall’Agenzia delle Entrate, sembra ragionevole ritenere che il plafond entro cui dedurre dette spese sia rappresentato:
– per i titolari di reddito di lavoro autonomo, dall’1% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta ex art. 54 comma 5 del TUIR;
– per i titolari di reddito d’impresa, dai limiti percentuali applicati all’ammontare dei ricavi e proventi della gestione caratteristica dell’impresa ex art. 1 comma 2 del DM 19 novembre 2008.

La medesima circolare ha anche affermato che possono essere dedotte integralmente dal reddito le spese per omaggi di valore pari o inferiore a 50 euro, a condizione che l’inerenza all’attività d’impresa o di lavoro autonomo sia dimostrabile sulla base di criteri oggettivi; per gli omaggi di valore unitario superiore a 50 euro, invece, trova applicazione il trattamento previsto per le altre spese di rappresentanza e, quindi, la deducibilità sulla base delle regole proprie del TUIR.

Quanto sostenuto dall’Agenzia delle Entrate risulta di per sé incoerente rispetto al generale presupposto dell’inapplicabilità dei limiti di deducibilità previsti dal TUIR nel regime di vantaggio (per alcuni profili critici si veda “Anche per i «nuovi minimi», omaggi interamente deducibili fino a 50 euro” del 5 dicembre 2012).
L’imputazione di tali voci di spesa in sede dichiarativa, poi, è resa ancor più difficoltosa per il tenore delle istruzioni di UNICO, le quali non specificano l’applicazione del trattamento sopra indicato al regime di vantaggio e, per di più, in relazione alle spese per omaggi affermano che “possono essere portate in deduzione per l’intero importo pagato se inerenti all’esercizio dell’attività”.
In vista delle prossime scadenze dichiarative, sarebbe, quindi, opportuno che venisse fatta chiarezza sull’argomento.

Rivalsa INPS del 4% nel limite di ricavi/compensi

Venendo ad altro aspetto, le istruzioni alla compilazione del quadro LM di UNICO 2014 PF indicano che al rigo LM2, colonna 2, devono, tra l’altro, essere riportati i compensi professionali “al netto dei contributi previdenziali o assistenziali posti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde”. Quindi, viene osservato che, per i soggetti iscritti alla Gestione separata INPS, costituisce componente positivo di reddito da dichiarare nel quadro LM di UNICO PF l’ammontare della maggiorazione del 4% addebitata ai committenti in via definitiva, ai sensi dell’art. 1 comma 212 della L. 662/96; tale importo, infatti, non va considerato alla stregua dei contributi previdenziali e, pertanto, costituisce parte integrante dei compensi da indicare al rigo LM2.

Fermo ciò, viene da chiedersi se l’importo della rivalsa, pur venendo addebitato (facoltativamente) in fattura, debba essere computato nel limite dei 30.000 euro di compensi per l’accesso e la permanenza nel regime.
Con riferimento all’indennità di maternità, la circolare 17/2012 (§ 6.1.1) aveva chiarito che il relativo importo andava indicato in dichiarazione tra i componenti positivi di reddito, ma doveva essere escluso dal computo del limite dei 30.000 euro non costituendo ricavo o compenso.

Analogo ragionamento non sembra applicabile alla rivalsa INPS del 4%, posto che, secondo la regola generale, tale importo diviene parte integrante del compenso sul quale, nel regime ordinario, viene applicata l’IVA e la ritenuta d’acconto. Pertanto, fino a diversa indicazione ufficiale, deve ritenersi che la rivalsa facoltativa vada computata nel limite suindicato unitamente al compenso sul quale viene calcolata.

 

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