Dichiarazione IRAP Unico 2014 a prova di Commercialista: con plusvalenze e minusvalenze Conto Economico - Studio Pavoni Brescia
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28 apr Dichiarazione IRAP Unico 2014 a prova di Commercialista: con plusvalenze e minusvalenze Conto Economico

L’indicazione nel quadro IC varia secondo le modalità di rilevazione del provento o dell’onere nel Conto economico.
Per quanto tematica non interessata da novità normative o interpretative, la gestione, nella dichiarazione IRAP 2014, delle plusvalenze e delle minusvalenze relative a beni diversi da quelli merce impone alcune cautele. Infatti, a seconda del trattamento contabile di tali proventi e oneri, cambiano le (eventuali) variazioni da apportare nel quadro IC.

Iniziamo la nostra analisi dalle plusvalenze e minusvalenze derivanti dalla cessione degli immobili patrimoniali, vale a dire di quegli immobili che non costituiscono né beni strumentali per l’esercizio dell’impresa, né beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività (tipicamente, gli immobili di civile abitazione).

In proposito il commercialista, si ricorda che l’impianto normativo in vigore dal 2008 prevede espressamente la concorrenza di tali componenti reddituali alla formazione del valore della produzione netta (sempre che si tratti di società di capitali oppure di società di persone e imprenditori individuali che, a seguito di opzione, determinano la base imponibile in base al bilancio), indipendentemente dalla classificazione contabile (art. 5 comma 3 del DLgs. 446/97).

Fino al 2007, invece, il trattamento di questi proventi e oneri non era espressamente disciplinato e occorreva quindi rifarsi alle regole generali e alla prassi ministeriale intervenuta in materia. In particolare, la C.M. 19 maggio 2000 n. 101 (risposta 3.1) aveva precisato che concorrevano alla formazione del valore della produzione netta le sole plusvalenze (minusvalenze) realizzate attraverso il trasferimento di beni strumentali: pertanto, le plusvalenze (minusvalenze) derivanti dalla cessione di un appartamento di categoria catastale A/2 di civile abitazione (non strumentale all’attività d’impresa) non erano in ogni caso imponibili (deducibili) ai fini IRAP (nello stesso senso, anche la C.M. 26 luglio 2000 n. 148, § 3.1.1).

Peraltro, anteriormente al citato chiarimento, la C.M. 4 giugno 1998 n. 141 (§ 3.2.1.2) aveva ammesso l’imponibilità (deducibilità) delle plusvalenze (minusvalenze) in esame, a condizione che le stesse fossero classificate nell’area ordinaria di Conto economico (voci A.5 e B.14). Veniva fatto il caso delle imprese immobiliari: per tali soggetti, infatti, le plusvalenze derivanti dalle cessioni di immobili civili, non costituenti magazzino, potrebbero rivestire, sulla base di specifici elementi di fatto, i caratteri dell’ordinarietà e, pertanto, risultare rilevanti ai fini IRAP (C.M. 12 novembre 1998 n. 263, § 2.5).

La posizione espressa nel 1998 è stata poi “ripresa” dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate 26 maggio 2009 n. 27 (§ 2.4), ad avviso della quale “i beni patrimoniali non sono mai stati completamente irrilevanti ai fini del tributo in esame e le plusvalenze realizzate in occasione della loro cessione (…) concorrevano alla determinazione della base imponibile IRAP se classificate come ordinarie”.

Come detto, la questione è stata ora risolta alla radice dalle modifiche introdotte dalla L. 244/2007.
Peraltro, la circostanza che – fino al 2007 – la quantificazione dei componenti reddituali relativi agli immobili patrimoniali seguisse le regole IRES (con la conseguente indeducibilità, tra l’altro, degli ammortamenti) comporta che il costo civilistico dell’immobile acquistato anteriormente al 2008 non coincida (quasi) mai con quello fiscale.

Per questo, ai fini del calcolo della plusvalenza (minusvalenza), occorre assumere, quale valore da confrontare con il corrispettivo conseguito, il costo fiscale (e non quello civilistico) dell’immobile. Così, si supponga di aver ceduto, nel corso dell’esercizio 2013, un immobile di civile abitazione a un corrispettivo di 300.000 euro. Il costo civilistico del bene ammonta a 180.000euro, a fronte di un valore fiscalmente riconosciuto pari a 270.000 euro. La plusvalenza “contabile” ammonta a 120.000 euro (300.000 euro – 180.000 euro), mentre quella rilevante ai fini IRAP risulta pari a 30.000 euro (300.000 euro – 270.000 euro).

L’indicazione di tale plusvalenza nella dichiarazione IRAP 2014 dipende dalle modalità di rilevazione del provento nel Conto economico. Così, qualora la plusvalenza sia stata contabilizzata nell’area straordinaria (voce E.20), nel rigo IC47 va indicato l’intero importo della plusvalenza rilevante ai fini IRAP (vale a dire, 30.000 euro). In questo caso, infatti, il provento, esposto in una voce di Conto economico irrilevante, non confluisce all’interno della sezione I del quadro IC e, tra le variazioni in aumento, bisogna riportare l’importo imponibile.

Invece, qualora la plusvalenza sia stata contabilizzata nell’area ordinaria (voce A.5), occorre operare una variazione in diminuzione di importo pari a 90.000 euro tale da “neutralizzare” l’ammontare non imponibile (utilizzando, si ritiene, il rigo “residuale” IC57, colonna 3), atteso che la plusvalenza “contabile”, pari a 120.000 euro, è riportata nella sezione I del quadro IC.