DETERMINAZIONE degli ACCONTI: IRPEF, IRES, IRAP, IVA
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21 nov DETERMINAZIONE degli ACCONTI: IRPEF – IRES – IRAP– IVA

Di seguito vengono riepilogate le regole per la determinazione degli acconti delle varie imposte dirette.
Il versamento in acconto dell’Irap deve essere effettuato secondo le stesse regole stabilite per le imposte sui redditi.
Pertanto, l’acconto relativo al periodo d’imposta in corso al 31.12.2014 è dovuto, se calcolato con il metodo storico, nelle seguenti percentuali:

IRPEF – persone fisiche e le società o associazioni

  • 100% del totale imposta dovuta per l’anno 2013 (sempreché tale importo sia superiore a 51,65 euro) per le persone fisiche e le società o associazioni di cui all’art. 5, D.P.R. 917/1986;

 

IRES – SRL / SPA

  • 101,5% del totale imposta dovuta (sempreché tale importo sia superiore a 20,66 euro) per gli altri soggetti diversi da quelli di cui al punto precedente (ad esclusione dei soggetti che determinano la base imponibile ai sensi dell’art. 10-bis, co. 1, D.Lgs. 446/1997).

Metodo storico
Per individuare il totale imposta, base di commisurazione dell’acconto calcolato con il metodo storico, si deve fare riferimento al Rigo IR21.
L’acconto deve essere versato in due rate:

  • il primo acconto pari al 40%, entro lo stesso termine per il versamento dell’imposta a saldo del periodo oggetto della presente dichiarazione;

per il 2014 entro il 16.6.2014 ovvero entro il 16.7.2014 con maggiorazione 0,40%.
per il 2015 entro il 16.6.2015 ovvero entro il 16.7.2015 con maggiorazione 0,40%.

ovvero a rate

 

  • il secondo acconto, pari al residuo 60%,

per il 2014 entro il 01.12.2014
per il 2015 entro il 30.11.2015.

 

entro il 1.12.2014 (in quanto il 30.11.2014 è domenica) ovvero per i soggetti diversi dalle persone fisiche e dalle società o associazioni di cui all’art. 5, D.P.R. 917/1986 entro l’ultimo giorno dell’undicesimo mese del periodo di imposta. L’art. 2, D.L. 24.4.2014, n. 66 (non ancora convertito in legge) prevede l’annunciato taglio dell’Irap, con effetto dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2013 (2014 per i soggetti «solari»).
Pertanto, generalmente, il beneficio finanziario si avrà nel 2015, salvo per coloro che vorranno applicare il metodo previsionale. Questi ultimi dovranno, però, utilizzare un’aliquota intermedia tra quella «vecchia» (es. 3,9% per le impresa commerciali) e quella «nuova» (3,5%). Così, un’impresa (diversa da banche, assicurazioni, agricoltori, concessionari di servizi pubblici) calcolerà la base imponibile previsionale e determinerà l’acconto su di essa, dovuto nella misura del 100% (o del 101,5% se soggetto Ires) applicando l’aliquota intermedia del 3,75%.

Metodo previsionale
In alternativa al calcolo basato sulle imposte dell’anno precedente, nell’ipotesi in cui il contribuente fondatamente preveda una diminuzione dei redditi per l’anno 2014 rispetto a quelli conseguiti nel 2013, può procedere al calcolo dell’acconto basandosi sulle imposte che prevede siano dovute per l’anno 2014.  L’applicazione del metodo previsionale deve essere effettuata con attenzione; infatti se, a posteriori, sulla base di quello che sarà il reddito definitivo per il 2014, dovesse risultare un versamento di acconto inferiore alle suddette percentuali, si renderà applicabile una sanzione pari al 30% dell’importo non versato.

 

DETERMINAZIONE degli ACCONTI
Imposta Rigo di riferimento
e misura dell’acconto
Versamento Commento
Persone fisiche
Irpef Per stabilire se è dovuto o meno l’acconto Irpef per l’anno 2014 occorre controllare l’importo indicato nel rigo RN33 «differenza».Se questo importo:

  1. a) non supera 51,65 euro, non è dovuto acconto;
  2. b) supera 51,65 euro, è dovuto acconto nella misura del 100% del suo ammontare.

Atteso che tutti gli importi indicati in dichiarazione sono espressi in unità di euro, l’acconto risulta dovuto qualora l’importo del rigo RN33 risulti pari o superiore ad euro 52.

L’acconto così determinato deve essere versato:

  1. a) in unica soluzione entro il 11.2014 se l’importo dovuto è inferiore ad 257,52 euro;
  2. b) in due rate, se l’importo dovuto è pari o superiore ad 257,52 euro, di cui:

– la prima, nella misura del 40%, entro il 16.6.2014 ovvero entro il 16.7.2014 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo;

– la seconda, nella restante misura del 60%, entro il 30.11.2014.

Da quest’anno nel Modello Unico va riportato, se dovuto, l’ammontare dell’acconto Irpef per l’anno 2014 (rigo RN61).
Cedolare secca Per stabilire se è dovuto o meno l’acconto relativo alla cedolare secca per l’anno 2014 occorre controllare l’importo indicato nel rigo RB11, colonna 3, «Totale imposta cedolare secca». Se questo importo:

  1. a) non supera euro 51,65, non è dovuto acconto;
  2. b) supera euro 51,65, è dovuto acconto nella misura del 95% del suo ammontare.

Atteso che tutti gli importi indicati in dichiarazione sono espressi in unità di euro, l’acconto risulta dovuto qualora l’importo del rigo RB11, col. 3, risulti pari o superiore ad euro 52.

L’acconto così determinato deve essere versato:

  1. a) in unica soluzione entro il 11.2014 se l’importo dovuto è inferiore ad 257,52 euro;
  2. b) in due rate, se l’importo dovuto è pari o superiore ad 257,52 euro, di cui:

– la prima, nella misura del 40%, entro il 16.6.2014 ovvero entro il 16.7.2014 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo;

– la seconda, nella restante misura del 60%, entro il 30.11.2014.

Da quest’anno nel Modello Unico va riportato, se dovuto, l’ammontare dell’acconto relativo alla cedolare secca per l’anno 2014.Se il contribuente prevede una minore imposta da dichiarare nella successiva dichiarazione, può determinare gli acconti da versare sulla base di tale minore imposta. In tal caso gli importi da indicare nel rigo RB12 devono essere comunque quelli determinati utilizzando le istruzioni sopra fornite e non i minori importi versati o che si intendono versare.
Addizionale
comunale
all’irpef
Per determinare l’acconto per l’addizionale comunale all’Irpef per il 2014 occorre effettuare le seguenti operazioni:

  1. a) applicare al reddito imponibile relativo all’anno di imposta 2013 (rigo RV17 col. 2) l’aliquota deliberata dal Comune nel quale il contribuente ha la residenza alla data del 1° gennaio 2014;
  2. b) calcolare il 30% dell’importo così determinato (acconto per il 2014);
  3. c) detrarre dal risultato ottenuto l’acconto per l’addizionale comunale 2014 trattenuto dal datore di lavoro (rigo RC10, col. 5).

L’aliquota da applicare è quella deliberata per l’anno 2014, qualora la pubblicazione della delibera sia avvenuta entro il 20.12.2013 ovvero quella vigente per l’anno di imposta 2013 nel caso di pubblicazione successiva a tale data.

Se il contribuente prevede (ad esempio, per effetto di oneri deducibili sostenuti nel 2014 o di minori redditi percepiti nello stesso anno) una minore imposta da dichiarare nella successiva dichiarazione, può versare un acconto per il 2014 di importo inferiore a quello determinato con riferimento al reddito imponibile della presente dichiarazione. In tal caso l’importo da indicare nella colonna 7 di questo rigo deve essere quello determinato utilizzando le istruzioni che seguono e non il minore importo versato o che si intende versare. Prima della determinazione dell’acconto dovuto per l’addizionale comunale 2014, occorre tener conto dell’eventuale soglia di esenzione deliberata dal Comune e rilevabile dalla tabella del Dipartimento delle Finanze cui si rinvia dal sito internet www.agenziaentrate.gov.it.Se l’importo di colonna 2 del rigo RV17 è minore o uguale all’importo indicato come soglia di esenzione nella citata tabella, l’acconto per l’addizionale comunale 2014 non è dovuto e la colonna 2 di questo rigo non va compilata; se invece, l’importo di colonna 2 è maggiore della soglia di esenzione, è dovuto l’acconto per l’addizionale comunale 2014 e l’aliquota indicata nella colonna 3 di questo rigo va applicata sull’intero importo di colonna 2.

Se il Comune ha deliberato determinate agevolazioni con riferimento a particolari condizioni reddituali è necessario verificare se si è in possesso dei requisiti per fruire delle agevolazioni. Se invece le agevolazioni sono riferite a condizioni soggettive non desumibili dai dati presenti nella dichiarazione (ad esempio l’importo ISEE ovvero una particolare composizione del nucleo familiare), per attestare il possesso di tali requisiti occorre compilare la casella di colonna 1 (Agevolazioni).

Casi particolari
  1. a) In presenza di redditi di lavoro dipendente prestato all’estero, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto, in zone di frontiera e in altri Paesi limitrofi, l’acconto Irpef per l’anno 2014 deve essere calcolato senza tener conto della franchigia di esenzione di 6.700 euro prevista per l’anno 2013.
  2. b) I soggetti non residenti devono calcolare l’acconto Irpef per l’anno 2014 senza tener conto della detrazione per carichi di famiglia di cui all’art. 12, D.P.R. 917/1986.
  3. c) In presenza di redditi derivanti dall’attività di noleggio occasionale di imbarcazioni e navi da diporto assoggettati ad imposta sostitutiva del 20% (Quadro RM), l’acconto Irpef per l’anno 2014 deve essere calcolato tenendo conto anche di tali redditi (art. 59-ter, co. 5, D.L. 1/2012).
  4. d) In presenza di redditi d’impresa l’acconto va calcolato tenendo conto dell’art. 34, co. 2, L. 12.11.2011, n. 183 (deduzione forfetaria in favore degli esercenti impianti di distribuzione di carburante).
Al fine del corretto calcolo dell’acconto, nei casi descritti si deve preventivamente procedere alla rideterminazione del reddito complessivo e dell’importo corrispondente al rigo RN33, introducendo, per ciascun caso, i correttivi previsti dalla norme vigenti, secondo le indicazioni sopra riportate.
Società di persone
Irap L’acconto va calcolato solo in relazione all’Irap , in quanto le imposte dirette sono versate dai soci ai quali il reddito è imputato per trasparenza.
Soggetti ires
Ires La percentuale dell’acconto dell’Ires è fissata nella misura del 100% di quanto indicato al rigo RN17. Il D.M. 30.11.2013 ha stabilito che, per il periodo d’imposta in corso al 31.12.2013 e per il successivo, la misura dell’acconto dell’imposta sul reddito delle società è aumentata di 1,5 punti percentuali.Per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, pertanto, per il 2013 e per il 2014 è dovuto l’acconto in misura pari al 101,5%. In base all’art. 17, D.P.R. 7.12.2001, n. 435, i versamenti di acconto dell’Ires, dovuti ai sensi della L. 23.3.1977, n. 97 sono effettuati in due rate salvo che il versamento da effettuare alla scadenza della prima rata non superi euro 103.Il 40% dell’acconto dovuto è versato alla scadenza della prima rata e il residuo importo alla scadenza della seconda. Il versamento è effettuato, rispettivamente:

  1. a) per la prima rata, nel termine previsto per il versamento del saldo dovuto in base alla dichiarazione. Tale prima rata può essere versata entro il 30° giorno successivo ai termini ordinari di scadenza, maggiorando le somme da versare dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo;
  2. b) per la seconda rata, entro l’ultimo giorno dell’undicesimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta cui si riferisce la presente dichiarazione.
Ai fini del computo dell’acconto, non si può tener conto, nella misura del 70%, delle ritenute sugli interessi, premi e altri frutti dei titoli di cui all’art. 1, D.Lgs. 1.4.1996, n. 239 (es. obbligazioni e titoli similari), scomputate per il periodo d’imposta precedente (art. 13, co. 1, D.Lgs. 239/1996).In caso di adesione al regime di tassazione per trasparenza, gli obblighi d’acconto permangono, nel primo periodo d’imposta di efficacia dell’opzione, anche in capo alla società partecipata.

In caso di esercizio dell’opzione per il consolidato nazionale o mondiale, agli obblighi di versamento dell’acconto è tenuta esclusivamente la società o ente consolidante.

Per il primo esercizio la determinazione dell’acconto dovuto dalla controllante è effettuato, ai

sensi dell’art. 118, co. 3, D.P.R. 917/1986, sulla base dell’imposta, al netto delle detrazioni, dei crediti di imposta e delle ritenute d’acconto, corrispondente alla somma algebrica dei redditi relativi al periodo precedente come indicati nelle dichiarazioni dei redditi presentate per il periodo stesso dalle società singolarmente considerate.

Imposta sostitutiva imprese controllate o collegate Per i termini e le modalità di versamento dell’acconto dell’imposta dovuta sui redditi derivanti da partecipazioni in soggetti esteri residenti in Paesi o territori diversi da quelli di cui all’art. 168-bis, D.P.R. 917/1986 assoggettati a tassazione separata nel Quadro RM di Unico SC, occorre avere riguardo ai termini e alle modalità indicate nella riga precedente. Si ricorda che l’acconto va, tuttavia, determinato autonomamente rispetto all’acconto per i redditi assoggettati in via ordinaria ad Ires.
Casi
di rideterminazione
dell’acconto
Nella determinazione dell’acconto dovuto, si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata senza tenere conto, tra le altre, delle seguenti disposizioni:

  • art. 34, co. 2, L. 12.11.2011, n. 183 (Legge di stabilità 2012), relativo alla deduzione forfetaria per gli esercenti distribuzione di carburante;
  • art. 49-bis, co. 5, D.Lgs. 18.7.2005, n. 171, relativo al noleggio occasionale di navi e altre imbarcazioni.

Ai sensi dell’art. 1, co. 138, L. 27.12.2013, n. 147 (Legge di stabilità 2014), i soggetti che beneficiano della deduzione di cui all’art. 1, D.L. 201/2011 (Ace), determinano l’acconto delle imposte sui redditi dovute per i periodi di imposta in corso al 31.12.2014 e al 31.12.2015 utilizzando l’aliquota percentuale per il calcolo del rendimento nozionale del capitale proprio relativa al periodo d’imposta precedente.

I soggetti che partecipano alla tassazione di gruppo, per i quali trovano applicazione le sopra citate norme in materia di rideterminazione dell’acconto, devono comunicare alla società o ente consolidante i dati necessari per la corretta determinazione dell’acconto dovuto in capo al gruppo consolidato.

 

 

Acconto IVA

 

Il versamento va eseguito entro il  27 dicembre 2014
Non sono obbligati al versamento, i contribuenti per i quali risulta un importo dovuto a titolo d’acconto non superiore a 103,29 euro.
Sono, inoltre, esonerati dal versamento dell’acconto:
i contribuenti che, nel periodo d’imposta, hanno effettuato soltanto operazioni non imponibili, esenti, non soggette a imposta o, comunque, senza obbligo di pagamento dell’imposta

  • i produttori agricoli
  • i soggetti che esercitano attività di spettacoli e giuochi in regime speciale
  • le associazioni sportive dilettantistiche, nonché le associazioni senza fini di lucro e quelle pro loco, in regime forfetario
  • i raccoglitori e i rivenditori di rottami, cascami, carta da macero, vetri e simili, esonerati dagli obblighi di liquidazione e versamento del tributo
  • gli imprenditori individuali che hanno dato in affitto l’unica azienda, entro il 30 settembre, se contribuenti trimestrali o entro il 30 novembre, se contribuenti mensili, a condizione che non esercitino altre attività soggette all’Iva
  • i contribuenti che adottano il regime dei “minimi

 

L’acconto Iva può essere calcolato scegliendo, in base alla convenienza, tra tre diversi metodi di calcolo.

In particolare, è possibile adottare uno dei seguenti metodi:

  • storico
  • previsionale

 

Metodo storico

Applicando il metodo storico, l’acconto Iva è pari all’ 88% del versamento effettuato, o che avrebbe dovuto essere effettuato, per il mese di Dicembre dell’anno precedente o per l’ultimo trimestre dell’anno precedente.
Il versamento preso a base del calcolo deve essere al lordo dell’acconto dovuto per l’anno precedente.
Semplificando, la base di calcolo, su cui applicare l’88%, è pari al debito d’imposta risultante:

  • per i contribuenti mensili dalla liquidazione periodica relativa al mese di dicembre dell’anno precedente
  • per i contribuenti trimestrali ordinari dalla dichiarazione annuale Iva o dal modello Unico
  • per i contribuenti trimestrali “speciali” (autotrasportatori, distributori di carburante, imprese di somministrazione acqua, gas, energia elettrica, ecc..) alla liquidazione periodica del quarto trimestre dell’anno precedente.

Metodo previsionale

Con il metodo previsionale l’acconto viene calcolato sulla base di una stima delle operazioni che si ritiene di effettuare fino al 31 dicembre.
Con questo metodo, l’acconto è pari all’88% dell’Iva che si prevede di dover versare:

  • per il mese di dicembre, se si tratta di contribuenti mensili

in sede di dichiarazione annuale Iva o di Unico, se si tratta di contribuenti trimestrali ordinari

  • per il quarto trimestre, per i contribuenti trimestrali “speciali”.

Per rendere omogenei il dato storico con quello previsionale, occorre considerare il dato previsionale al netto dell’eventuale eccedenza detraibile riportata dal mese o dal trimestre precedente.

Metodo analitico

Il calcolo con il metodo analitico si basa sulle operazioni effettuate fino al 20 dicembre.
In particolare, l’acconto è pari al 100% dell’importo risultante da un’ apposita liquidazione che tiene conto dell’Iva relativa alle seguenti operazioni:

  • operazioni annotate nel registro delle fatture emesse (o dei corrispettivi):
    • dal 1° dicembre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti mensili) o
    • dal 1° ottobre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti trimestrali)

più

  • operazioni effettuate, ma non ancora registrate o fatturate:
    • dal 1° novembre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti mensili) o
    • fino al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti trimestrali)

meno

  • operazioni annotate nel registro delle fatture degli acquisti
    • dal 1° dicembre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti mensili) o
    • dal 1° ottobre al 20 dicembre (se si tratta di contribuenti trimestrali).

 Il versamento dell’acconto deve essere effettuato utilizzando il modello F24 in modalità esclusivamente telematica. E’ possibile compensare, liberamente, l’importo dovuto a titolo d’acconto con eventuali crediti di imposte o contributi di cui il contribuente abbia la disponibilità. A differenza di quanto previsto per le liquidazioni periodiche, i contribuenti trimestrali ordinari non devono applicare la maggiorazione degli interessi dell’1%.
L’acconto versato deve essere, inoltre, sottratto all’Iva da versare per il mese di dicembre (per i contribuenti mensili), in sede di dichiarazione annuale Iva (per i contribuenti trimestrali) o da quanto dovuto per la liquidazione del 4° trimestre (per i contribuenti trimestrali speciali).

 

Codici tributo

I codici tributo da utilizzare nell’F24 per il versamento dell’acconto Iva sono i seguenti:

  • 6013 per i contribuenti mensili
  • 6035 per quelli trimestrali.

 

CALCOLO DELL’ACCONTO IVA deGLI AUTOTRASPORTATORI

Le fatture emesse per trasporti ed operazioni accessorie e per cessioni di beni strumentali possono essere annotate entro il trimestre successivo a quello di emissione spostando di fatto l’esigibilità dell’imposta secondo la data di registrazione dell’operazione senza l’applicazione dei canonici interessi dell’1% (trattasi di una facolta’ e non di un obbligo).

Gli autotrasportatori di merci per conto terzi rientrano nella categoria dei trimestrali speciali e possono liquidare l’IVA trimestralmente, indipendentemente dal volume d’affari, senza l’applicazione della maggiorazione dell’1% a titolo di interessi. Inoltre, essi hanno la facoltà (e non l’obbligo) di registrare le fatture emesse entro il trimestre successivo a quello di emissione e di effettuare la liquidazione dell’IVA con riferimento alla data di registrazione delle stesse e non alla loro data di emissione.

ESEMPIO TRIMESTRALE

Fattura emessa in settembre con iva di euro 5.000, il contribuente registra la fattura nel trimestre successivo e l’iva relativa confluirà’ nella liquidazione avente scadenza di versamento il 16 febbraio 2015.

Tuttavia il cliente registra e detrae l’iva della fattura in oggetto nel mese di settembre 2014.

CALCOLO ACCONTO 2015 PER GLI AUTOTRAPORTATORI :

–  METODO STORICO: si determina l’acconto Iva con riferimento al debito del 4°trimestre 2014;

– METODO DELLE OPERAZIONI EFFETTUATE: si determina l’IVA a debito mediante la somma delle fatture emesse del 3° trimestre 2014 annotate dal 1/10 al 20/12 e delle fatture emesse dal 1-10 al 20-12-2014 anche se registrate nel 1° trimestre 2013;

– METODO PREVISIONALE: si determina con certezza l’IVA dovuta per il 4° trimestre 2014.

 

Ravvedimento operoso 

Ravvedimento operoso 2015
La Legge di Stabilità 2015 effettua una riforma del ravvedimento operoso.
Gli articoli 44 e seguenti modificano l’articolo 13 del D.lgs n. 472/97, ed a partire dal 2015, data di entrata in vigore delle norme contenute nella Legge di Stabilità, i contribuenti potranno sanare i mancati versamenti fiscali, senza limiti di tempo, con sanzioni sempre ridotte.
Il nuovo ambito di applicazioni

Fino a tutto il 2014

Il contribuente può ricorrere al ravvedimento operoso soltanto nel caso in cui, ai sensi del comma 1 dell’articolo 13 del D.Lgs n. 472/97, “la violazione non sia già stata contestata e comunque non siano iniziati accessi, verifiche, ispezioni, o altre attività amministrative di accertamento” da parte del Fisco.
Il ravvedimento è possibile:

  • entro 14 giorni dopo la scadenza mancata: sanzione  allo 0,2% per ogni giorno di ritardo,
  • entro 30 giorni:   sanzione al 3%
  • entro un anno:                                sanzione al 3,75%

 

Dal 2015

Con le modifiche della Legge di Stabilità le cause ostative all’utilizzo del ravvedimento operoso vengono limitate al solo caso in cui al contribuente venga notificato un atto di liquidazione o un avviso di accertamento.

In pratica, questo significa che un contribuente che ha ricevuto un Pvc a seguito di un’attività di ispezione e verifica da parte del Fisco potrà ancora usufruire del ravvedimento operoso per sanare la propria posizione.

Termini più lunghi

La Legge di Stabilità modifica i termini per usufruire del ravvedimento operoso, con una nuova riduzione delle sanzioni rispetto a quelle già in vigore.

In particolare, termini e sanzioni vengono così rimodulate:

Entro:

14 giorni             dal termine per il versamento:                           sanzione dello 0,20% giornaliero;

30 giorni               dal termine per il versamento:                           sanzione ridotta del 3%;

90 giorni               dal termine per il versamento:                           sanzione ridotta del 3,3%;

1 anno                   dal termine per il versamento:           sanzione del 3,75%;

2 anni                    dal termine per il versamento:           sanzione del 4,2%;

Oltre

2 anni                   dal termine per il versamento:           sanzione del 5%;

Naturalmente, oltre al versamento dell’imposta e della sanzione, in misura ridotta, il contribuente dovrà versare anche gli interessi di mora, calcolati al tasso legale annuo a partire dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato e sino al giorno di effettivo versamento.

 

In pratica, con le nuove regole il Fisco concede la possibilità di ravvedersi anche senza limiti di tempo, con sanzioni sempre ridotte, al massimo il 5%.

La sanzione piena, del 30% resta applicabile esclusivamente nel caso in cui il Fisco intervenga attraverso la comunicazione di un accertamento.

 

Quindi dal 2015 al ravvedimento del 2014 – entro 14 giorni dopo la scadenza mancata: sanzione  allo 0,2% per ogni giorno di ritardo), breve – entro 30 giorni:  sanzione al 3% – entro un anno: sanzione al 3,75%,

si aggiungono tre opzioni:

  • entro 90 giorni:  sanzioni al 3,3% (1/9 del minimo, pari al 30%),
  • entro 2 anni  (o 2a dichiarazione successiva):  sanzioni al 4,2%,
  • oltre 2anni (oltre la 2a dichiarazione successiva):   sanzioni al 5%.

 

In pratica, viene concessa una sorta di ravvedimento senza limiti e la sanzione piena (il 30%) scatta solo nel momento in cui interviene il Fisco con una notifica in seguito a un accertamento fiscale.

 

Le nuove cause di preclusione – La riforma del ravvedimento operoso porta verso una maggiore applicabilità per i contribuenti: fino al 2014 il contribuente poteva ricorrere al ravvedimento operoso soltanto nel caso in cui, ai sensi del comma 1 dell’articolo 13 del D.Lgs n. 472/97, “la violazione non sia già stata contestata e comunque non siano iniziati accessi, verifiche, ispezioni, o altre attività amministrative di accertamento” da parte del Fisco.  A partire dal 2015, con le modifiche apportate della Legge di Stabilità, le cause ostative all’utilizzo del ravvedimento operoso vengono limitate al solo caso in cui al contribuente venga notificato un avviso di liquidazione o un avviso di accertamento. In pratica, questo significa che un contribuente che ha ricevuto un Pvc a seguito di un’attività di ispezione e verifica da parte del Fisco potrà ancora usufruire del ravvedimento operoso per sanare la propria posizione.

Abrogazione della possibilità di adesione al Pvc –

La ratio del nuovo ravvedimento operoso, che ne consente l’utilizzo anche in caso di notifica di un Pvc,  ha portato il legislatore all’abrogazione dell’istituto dell’acquiescenza integrale ai Pvc, gli inviti al contraddittorio e a tutti gli atti definibili emessi dall’Agenzia delle Entrate (non preceduti da Pvc o invito). La Legge di Stabilità ha previsto comunque un periodo transitorio in cui, per esigenze di coordinamento, queste disposizioni resteranno in vigore. I commi 15 e 16 dell’articolo 44 della Legge di Stabilità 2015 prevedono, infatti, che le disposizioni abrogate continueranno ad applicarsi con riferimento agli inviti al contraddittorio notificati, ai Pvc consegnati entro il 31 dicembre 2015. Questo significa che per tutto il 2015 il contribuente al quale verrà consegnato un Pvc si troverà di fronte alla scelta se accettare integralmente le contestazioni (l’attuale adesione al Pvc, con sanzioni ridotte ad 1/6), oppure regolarizzare le violazioni ricorrendo al ravvedimento operoso.

Le nuove sanzioni del ravvedimento operoso –

Il comma 14 dell’articolo 44 della Legge di Stabilità 2015 va a modificare l’articolo 13 del D.Lgs n. 472/97 andando ad ampliare le possibilità di ravvedimento operoso offerte al contribuente.

 

A partire dal 2015, le nuove sanzioni ridotte per il ravvedimento operoso possono essere così sintetizzate, come riportato nella seguente tabella.

TERMINE DI EFFETTUAZIONE DEL RAVVEDIMENTO RIDUZIONE SANZIONI SANZIONE APPLICATA
Entro 14 giorni dal termine previsto per il versamento 0,20% giornaliero
Entro 30 giorni dal termine previsto per il versamento 1/10 del 30% 3,00%
Entro 90 giorni dal termine previsto per il versamento, o dal termine di presentazione della dichiarazione periodica 1/9 del 30% 3,30%
Entro 1 anno dal termine previsto per il versamento / entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno d`imposta in cui la violazione è stata commessa 1/8 del 30% 3,75%
Entro 2 anni dal termine previsto per il versamento / entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno d’imposta successivo a quello nel quale la violazione è stata commessa 1/7 del 30% 4,20%
Oltre 2 anni dal termine previsto per il versamento / oltre il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno d`imposta successivo a quello nel quale la violazione è stata commessa 1/6 del 30% 5,00%

Naturalmente, oltre al versamento dell’imposta e della sanzione, in misura ridotta, il contribuente dovrà versare anche gli interessi di mora, calcolati al tasso legale annuo a partire dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato e sino al giorno di effettivo versamento.

In pratica, con le nuove regole il Fisco concede la possibilità di ravvedersi anche senza limiti di tempo, con sanzioni sempre ridotte, al massimo il 5%.

La sanzione piena, del 30% resta applicabile esclusivamente nel caso in cui il Fisco intervenga attraverso la comunicazione di un accertamento.