Chi è entrato nel regime dei minimi nel 2015 potrà continuare ad usufruire dei vantaggi anche negli anni successivi? - Studio Pavoni Brescia
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28 ott Chi è entrato nel regime dei minimi nel 2015 potrà continuare ad usufruire dei vantaggi anche negli anni successivi?

Alcuni nostri clienti ci hanno posto la domanda se possono continuare ad usufruire dei benefici del “vecchio regime dei minimi”, di cui sono entrati a farne parte nel 2015, anche negli anni successivi; noi abbiamo preferito fare chiarezza con questo articolo.

Il regime dei contribuenti minimi subirà nella prossima (emessa entro anno 2015) Legge di Stabilità 2016 un’ulteriore modifica sostanziale.

Per avere un quadro più completo sarà, quindi, necessario attendere l’evolversi dei lavori parlamentari e la progressiva definizione della manovra finanziaria.
Certo è che a partire dal 2016 il vecchio regime di vantaggio,  L.190/2014 DL 98/2011 art. 27 comma 1 e 2, non potrà più essere scelto da coloro che iniziano una nuova attività, posto che diventerà operativa l’abrogazione disposta dalla L.190/2014.
Certo è che i soggetti che utilizzavano il regime di vantaggio già nel 2014 potranno pacificamente continuare ad applicarlo, negli anni successivi, fino a scadenza naturale, proprio in virtù dell’art. 1 comma 88 della L. 190/2014, che considera espressamente coloro che utilizzano “nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2014”.
Una questione non chiarita è quella con riferimento a quei soggetti che hanno scelto, nel 2015, il vecchio regime dei minimi con imposta sostitutiva al 5%, in proroga dal decreto mille proroghe.

Questi contribuenti nel 2016 potranno o meno utilizzare il regime per il residuo periodo di durata.?

Regimi dei minimi in vigore nel 2015

I regimi dei minimi in vigore nel 2015 sono tre:

–        Vecchio regime dei minimi (” L.190/2014 – DL 98/2011 art. 27 comma 1 e 2);
–        Proroga Vecchio regime dei minimi (Decreto Milleproroghe DL 192/2014)
–        Nuovo regime dei minimi forfettario (co. 54 – 89 dell’art. 1 della Legge di stabilità 2015)

Questo susseguirsi di norme ha fatto sì che i soggetti che utilizzavano il regime di vantaggio nel 2014 potranno pacificamente continuare ad applicarlo negli anni successivi fino a scadenza naturale, proprio in virtù dell’art. 1 comma 88 della L. 190/2014, che considera espressamente coloro che lo hanno utilizzato “nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2014” (riferimento è contenuto nei commi 86 e 87, che consentono il passaggio dal regime di vantaggio a quello forfetario).

In assenza di un rinvio espresso, tale disposizione non è automaticamente estensibile a coloro che lo hanno scelto nel 2015 in virtù della proroga.

Per questa ragione, in dottrina è stato sostenuto che per questi ultimi non sia possibile utilizzare il regime oltre il 2015.

Coloro che nel 2015 hanno optato per il vecchio regime dei minimi non sanno ancora se potranno utilizzare tale regime anche nel 2016 e seguenti a scadenza naturale.

In senso contrario, si osserva che, proprio nel disporre la proroga, l’art. 10 comma 12-undecies del DL 192/2014 abbia stanziato, fino al prossimo 2020, le risorse necessarie a coprire i minori introiti nelle casse dello Stato derivanti dalla reintroduzione del regime agevolato, il che indurrebbe a ritenere che lo stesso sia, invece, applicabile anche oltre il 2015.

Quest’ultimo approccio sembra il più coerente anche da un punto di vista sistematico: sarebbe altrimenti paradossale limitare la fruibilità del regime a una sola annualità a fronte di soggetti che, per aver aperto partita IVA poco prima, potrebbero beneficiarne per cinque anni e anche più.

D’altra parte, non va trascurato che il predetto quadro normativo potrebbe essere inciso dalla prossima legge di stabilità, il cui Ddl. già prevede modifiche al regime forfetario.

Per i soggetti che hanno scelto il regime di vantaggio nel 2015 potrebbe, in ipotesi, essere previsto il transito automatico al regime forfetario – possibilità attualmente riservata solo per chi era “minimo” nel 2014 – il quale, non a caso, verrebbe modificato nel senso di:

– aumentare il limite di ricavi/compensi per l’accesso/permanenza;
– consentire l’accesso ai lavoratori dipendenti e pensionati che hanno anche un’attività autonoma, a condizione che il reddito da lavoro dipendente e assimilati non superi i 30.000 euro;
– ridurre l’aliquota dell’imposta sostitutiva dal 15% al 5% per i primi cinque anni ai soggetti che avviano una nuova attività.

Per avere un quadro più completo sarà, quindi, necessario attendere l’evolversi dei lavori parlamentari e la progressiva definizione della manovra finanziaria.
Non risulta perciò chiaro se potranno continuare ad applicare, fino a scadenza naturale, i soggetti che lo hanno scelto nel 2015, in virtù della proroga disposta dal DL 192/2014.
Infatti, quest’ultimo decreto, nel disporre la proroga, nulla ha indicato circa l’applicabilità del regime per gli anni successivi, diversamente da quanto previsto dall’art. 1 co. 88 della L. 190/2014 per i soggetti che lo avevano utilizzato nel 2014.

A favore dell’applicabilità fino a scadenza naturale depone il fatto che l’art. 10 co. 12-undecies del DL 192/2014 abbia stanziato, fino al prossimo 2020, le risorse necessarie a coprire i minori introiti nelle casse dello Stato derivanti dalla reintroduzione del regime agevolato.
La predetta situazione potrebbe essere chiarita dalla prossima legge di stabilità, apportando gli opportuni interventi correttivi al DL 192/2014.